Inno alla pace (2-2-2002)
È pianta delicata da coltivare:
soffre attacchi di ogni genere;
ha bisogno di nutrimento speciale,
necessita di cure attente e precise.
Una volta ben attecchita e cresciuta,
si espande e moltiplica facilmente
se trova terreno disponibile.
Piace a tutti la pace,
tutti la desiderano,
tutti vorrebbero disporne,
ma non tutti sanno
coltivarla e conservarla.
Chi vuole la pace deve impegnarsi
a costruirla e difenderla.
La pace nasce e cresce
nel cuore di ogni uomo:
lì sono le sue radici;
da lì partono i virgulti,
che poi si espandono in rami
di parole, gesti ed opere,
in verità, carità e bellezza per tutti.
La pace è alimentata dalla fraternità,
dalla costante solidarietà tra gli uomini;
vive di reale collaborazione
tra i popoli di ogni continente;
si sviluppa con la crescita
della conoscenza e del rispetto;
fiorisce con l'amore reciproco.
La pace è fertile terreno
per ogni opera degna e bella;
è acqua ed aria per ogni germoglio;
è sole per ogni fiore ed ogni frutto.
La pace è musica
per il canto e la danza
di ogni vivente;
è riposo e stimolo.
La pace dà calore
alla vita; è via
per ogni progresso
e forza per ogni conquista.
La pace è luce,
per ogni scoperta di novità
e per la conoscenza
della causa di ogni evento.
La pace è fiore,
che profuma ogni nostra azione,
che abbellisce le nostre giornate
e ne fa dono, per noi e per gli altri.
La pace è bene prezioso:
permette l'utilizzo
di ogni altro bene
e sostiene ogni vita.
La vera pace sei Tu, Signore!
La vera pace viene dal Tuo amore,
che ad ognuno giunge
e tutti ci unisce, fratelli.
Pace = Condivisione
(10-1-1996)
Nasce nel nostro cuore
la pace,
nell'amore che il Padre
vi ha posto
per legarci a tutti i fratelli.
Accetta e godi tal bene:
annuncialo e condividilo!
Costruisci la tua pace
per saperla poi donare.
Non temere le difficoltà,
non abbatterti per gli errori:
se hai fede in Cristo risorto
sai che il male non vincerà.
Per tutti la salvezza è possibile,
certo però in comunione:
quando ci si separa
o ci si isola, allora
c'è pericolo e la pace vacilla.
Vivi dunque, unito ai fratelli:
in famiglia apri pienamente
l'animo tuo, donati ed accogli;
nel lavoro sii attivo ed onesto,
compagno sincero e fidato;
partecipa con generoso impegno
alla vita sociale per il bene comune.
Alimenta fede e speranza
con le opere belle e buone
del lavoro e dell'ingegno umano.
Arricchisciti per poi donare:
pace è condivisione.
Pace = Coro d'amore (10-1-1996)
Non cercare lontano la pace,
non chiederla agli altri;
sta nel tuo cuore il suo seme:
l'amore del Padre
che lega tutti i fratelli.
Ascolta la voce di bene
che parla nell'intimo tuo:
è voce comune nel mondo.
Riconoscila in ogni creatura;
accorda la tua con le altre;
difendi e ravviva l'armonia.
Chi ti schernisce, insulta, minaccia...
è pure compagno di viaggio:
non ti isolare, non entrare in conflitto,
perdona il suo errore
come il tuo sarà perdonato.
Sii attento alle voci di chi
chiama, invoca, implora, piange...:
rispondi, concedi, aiuta, conforta...
Non ignorare chi usa lingue diverse:
son sempre parole d'amore
perché vengon da figli di Dio
e c'è modo di intendersi
con fiducia e buona volontà.
Il canto della pace sulla terra
comincia nel tuo cuore, fratello!
Alza la tua voce chiara e serena,
all'unisono con tutte le altre:
ogni ombra sarà dissipata
ed ogni tempesta placata.
Coltiva il seme
della pace (10-1-1996)
Il seme della pace
è l'amore del Padre
nel cuore di tutti i suoi figli,
ma ognuno deve farsi
accogliente, fertile terreno
ed alimentare il virgulto
con la luce e l'acqua
dell'umanità solidale.
Chi soffoca tal dono o l'inaridisce
con il distacco dall'ambiente vitale
vive tra mille timori
ed incessanti conflitti.
Chi non ha pace in sé
non può costruirla nel mondo.
Ricerca, dunque, fratello,
il germe di bene in te vivo
ed aprilo all'umana carità:
verzicherà e fiorirà,
per te e per tutti:
unito alle altre benefiche piante
vestirà di bellezza e bontà
il paesaggio terreno
e ne farà regno di pace.
Pace = Beni per tutti
(10-1-1996)
Con l'incanto dei mari e dei monti,
delle albe e dei tramonti
ed ogni momento felice
costruiamo la nostra pace.
Con tutte le opere belle e buone
del lavoro e dell'ingegno umano
costruiamo la pace nel mondo.
Ogni bellezza ed ogni bene
siano per tutti!
Non riserviamo nulla
solo per noi:
dividendo, moltiplicheremo
e nessuno più dovrà combattere
per avere la sua parte
di beni e di gioia.
Comincia tu, fratello,
a condividere
doti e conquiste,
idee e sentimenti:
sarai più ricco,
farai più ricchi.
Sarà pace in terra
quando ogni uomo
avrà fiori e frutti
pari alla sua sete
e godrà nel donarli.
Giorno della memoria
(27-1-2006)
È il giorno della memoria:
anniversario dell'arrivo degli Alleati
nel campo di sterminio di Auschwitz.
I media ci hanno ricordato i fatti,
con racconti ed immagini.
Come al solito, ne sono rimasta sconvolta,
fino al pianto, ed ho gridato:
“Non più...non più!”
Subito, però, ho pensato che invece
tutto continua...in forme diverse:
forse con meno vittime,
ma con altrettante atrocità.
Non si riesce a credere che gli uomini
siano capaci di tanto male,
espresso in atti così disumani.
Eppure è successo, succede
e forse succederà ancora.
Persone apparentemente normali
si trasformano in mostri:
non solo uccidono, ma torturano
in modi impensabili ed orribili.
Non vorremmo sapere,
ma le terribili realtà
ormai sono note a tutti.
Deprecare e piangere non basta:
occorre cercar di capire
ciò che determina
comportamenti così abietti,
capire per prevenire, per evitare
di essere noi stessi trascinati al male.
Denunciamo ogni manifestazione
di disprezzo per l'uomo,
ogni tipo di violenza
contro la sua integrità e dignità.
Usiamo fermo autocontrollo
anche su noi stessi,
quando siamo tentati
di prevaricare sul prossimo.
Alziamo la voce per fermare
ogni azione che violi i diritti,
ogni tipo di potere,
ogni tipo di razzismo,
ogni gesto e parola
che danneggino e feriscano.
Usiamo capacità e forze
per rendere più giusta
la nostra società,
così che i deboli siano protetti
ed i malvagi tenuti a freno.
Adoperiamoci perché il nostro Stato
si impegni a favorire in ogni modo
la libertà di popoli e gruppi,
così che nessuno più debba
soffrire e morire
per conquistare vita degna.
Non più eroi (11-7-2004)
Non avrebbero voluto
essere eroi, ma solo uomini.
Quando non gli fu più permesso,
non abbassarono la testa.
E allora furono imprigionati:
il loro corpo lo fu, ma libera rimase
la loro anima forte.
Tormenti di ogni genere dovettero subire,
ma non si piegarono.
Resistettero perché la loro vita
aveva ancora qualche scopo.
Resistettero perché seppero
restare uniti e trarre forza
dai loro ideali. Furono vinti
solo dalle estreme sofferenze
e dalla diretta violenza.
Non li dimenticheremo:
ci hanno insegnato
che i valori umani
da nulla e da nessuno
possono essere soppressi.
Dio non voglia
che altri uomini
debbano diventare eroi:
dar la vita per conservare
dignità e libertà,
per sé e per gli altri.
Purtroppo, nel mondo,
ingiustizia e violenza
ancora perdurano potenti,
ancora quindi tra noi
qualcuno sarà vittima
e qualcuno eroe,
per contrastarle.
Venga presto il giorno
in cui tutti gli uomini
siano degni di tal nome,
così che nessuno più
debba far l'eroe
per mantenere viva l'umanità.
Pacifisti (2-5-1999)
A parole lo siamo tutti,
o almeno vorremmo esserlo:
in realtà pochi sanno
operare davvero per la pace.
Neppure è chiaro, in molti,
il suo autentico significato:
spesso viene determinato
da interessi privati o di parti.
Chi vuole veramente la pace
deve volerla per tutti: nasce
nel cuore di ognuno, ma vive
se dilatata all'umanità intera.
Qualsiasi esclusione o limitazione
la mette in pericolo: ogni uomo
deve goderne ed offrirne,
sempre ed ovunque.
Essere pacifisti non equivale
ad essere uomini di pace:
non basta evitare conflitti,
occorre impegnarsi a ricostruirla.
E la pace non è facile:
ha bisogno di solidarietà diffusa,
non solo di generosità personale
sostenuta da grandi ideali.
Un mondo pacifico si forma
quando si realizzano per tutti
condizioni in cui ognuno
ha il suo posto ed il suo valore.
E la vita degna dell'uomo
è possibile se le doti individuali
sono espresse in collaborazione
e non in competizione o contrasto.
Invece nella storia, purtroppo,
gli uomini sono stati spesso
in gara o in lotta tra loro,
causando distruzioni e stragi.
E sempre c'è qualcuno
che per il potere e il successo
nuoce al prossimo ed all'ambiente
e alla fine anche a se stesso.
Chi dunque vuol portar pace
freni la sua volontà di affermazione
e si adoperi per quella altrui,
perché tutti vivano al meglio.
Si tratta di stare al mondo
a mani tese, per accogliere
ed aiutare, per lavorare insieme
e render più bella la vita.
Si tratta di trovare nuovi mezzi,
di costruire altri strumenti,
per agevolare ogni umana attività
e combattere i nemici comuni.
E c'è tanto da fare:
contro cataclismi e dissesti ambientali,
contro miserie e malattie,
contro ignoranza e debolezza...
E invece l'uomo continua
A produrre ingegnose macchine
per la morte e la distruzione,
per l'annientamento dello spirito.
Ed è bravo a trovare motivi
per usarle: servono alla pace,
ad eliminare i cattivi ... e ne indica
molti: i diversi, i malati, i disperati...
Ed eccoci sempre muniti
di armi di ogni genere,
anche non materiali
ma comunque letali.
Eccoci ad accusarci a vicenda
dei guai e delle sofferenze quotidiane,
a scaricare sugli altri pesi e responsabilità,
ad usare violenza per farci largo.
Eccoci pronti ad aggredire
anche se non attaccati,
sempre in difesa per paura
non si sa di che o di chi.
Chi vuol la pace,
anche se agnello,
deve andare disarmato
tra i lupi per acquietarli.
Se porti armi non puoi
convincere alla pace:
solo sereno ed inerme
puoi essere accettato.
Chi non comprende
o respinge questa idea
non si dica uomo di pace:
nessuna arma è utile.
Servono ascolto e comprensione,
disponibilità al rapporto,
aiuto in caso di necessità,
conforto nelle sofferenze.
E poco senso hanno i fiumi
di parole proclamate o scritte
ed i cortei rumorosi e vani:
la pace si fa con le azioni.
Si fa con opere di bene,
con interventi costruttivi,
con attenzioni e premure
verso ogni uomo che pena.
Quando capiremo che la pace
comincia dentro di noi,
forse allora il germoglio
avrà forza per aprirsi alla luce.
Se schiuderemo al prossimo
i nostri cuori potremo
dare e ricevere: ne verrà
bene per tutti...pace per sempre.
Non avranno mai fine? Sì, dipende da ognuno di noi (22-5-2000)
(Dopo la visione del film “Niente di nuovo sul Fronte occidentale”)

Jean-François Millet: Le
Spigolatrici
(Museo d'Orsay, Parigi)
Hanno dato la vita,
in tanti, da sempre,
in continue guerre
per l'interesse di pochi.
Li hanno chiamati eroi
ma erano martiri,
anche i volontari
ingannati da ideologie,
spinti verso traguardi mitici,
guidati da falsi profeti.
Ogni giorno si combatte,
si fa uso di armi
contro presunti nemici:
mentre moltitudini soffrono,
c'è chi ne trae giovamento.
E ancora qualcuno s'ostina
a dichiarare che gli eserciti
hanno senso e motivo
ed il servizio militare
non può essere abolito.
Chissà perché è così difficile
comprendere le cose semplici?
Come si può sostenere
che la violenza è inevitabile
e le armi sono sempre necessarie?
Non esiste forza armata
che possa difenderci
dai veri nemici,
sempre in agguato:
miseria, malattia, ignoranza,
avversità naturali, pene spirituali...
Ed eccoci schierati
l'un contro l'altro
a contenderci beni
che potrebbero bastare per tutti
se equamente suddivisi.
Eccoci a sprecare denaro,
materie prime e forze di lavoro
per produrre strumenti
di male per gli uomini
e di danno alla natura.
Eccoci impegnati a studiare
sistemi di sfruttamento della terra
e metodi d'incremento produttivo,
senza rispetto per le leggi naturali
e senza attenzione alle persone.
Eccoci ad inventare mezzi di divertimento,
giochi, lotterie, gare...intrugli da inerire...
veicoli sempre più veloci e pericolosi...
che stordiscono e avvincono,
spogliando di forza e di beni.
E tutto questo invece
di operare solidali
nella ricerca e nella sperimentazione
per vincere le molte malattie,
che ancora portano a morte
anche nei nostri paesi evoluti,
o per ridurre la fame
nelle regioni più misere.
E quando la natura,
alterata e violentata,
si scatena distruttrice,
ci incolpiamo reciprocamente
ed invano tentiamo
di arginare danni
che potevano essere evitati,
se avessimo collaborato
invece di competere
nella conquista delle risorse.
“Potremmo essere fratelli,
ma qualcuno non vuol
farcelo sapere”, si dice nel film.
Qualcuno ha interesse
a vederci divisi e rivali,
per farsi signore
di tutto e di tutti.
Non bastano ragione,
cultura e religione
ad impedirci di credere
a chi predica l'uso
della forza e delle armi
per risolvere problemi
che in altro modo
possono essere risolti.
L'urgenza di porre rimedio
a gravi situazioni, causate
da bramosia di ricchezza e potere,
induce a decisioni,
affrettate ed insensate,
di opposizione violenta
tra popoli e gruppi,
anche quando sarebbe possibile
trovare insieme soluzioni
più rapide ed efficaci.
E così poveri e deboli,
manovrati da ricchi e potenti,
stanno fra loro in lotta,
invece di unirsi per tentare
di liberarsi dalle catene
che li costringono
alla fatica ed alla sofferenza.
La malavita dilaga e prospera,
alimentata da prostituzione,
spaccio di droga, truffe,
rapine, traffico di armi...
La concorrenza per il possesso
di materie prime ed altri beni
origina continue guerre
nei paesi produttori
e chi ne fa le spese
è la popolazione innocente.
Ogni giorno ci stanno
davanti agli occhi
strazianti scene
di paesi distrutti,
di uomini, donne e bambini
uccisi o martoriati
da armi di vario tipo,
sempre più potenti e terribili
nel modo di colpire.
Eppure anche da noi
continua la produzione
di strumenti di distruzione e di morte
ed il servizio militare
non solo persiste,
ma viene aperto pure alle donne.
Proviamo orrore per le tante forme
di violenza urbana
sempre più orribili ed efferate,
piangiamo per le vittime
ed invochiamo giustizia,
ma noi stessi siamo sempre
in competizione: ci contendiamo
posto di lavoro, abitazione,
posizione sociale, oggetti preziosi...
e perfino i compagni di vita.
Quando rinunceremo
ad entrare in conflitto
per qualsiasi motivo
e cominceremo a parlarci con sincerità,
a trattare con reciproca comprensione,
ad usare ragione e buon senso...
allora sarà possibile evitare
distruzioni e massacri in guerra,
sofferenze e morti in atti criminali.
Spetta ad ognuno di noi cominciare:
nella sua vita con familiari e vicini,
nei rapporti di lavoro e sociali.
Inutile chiedere agli altri
calma, comprensione, rispetto
e poi permettersi gesti impulsivi ...
inutile proclamare volontà di pace
e fornirsi di armi ed esercito.
La logica vale sia per gli individui
che per gli Stati:
atteggiamenti e mezzi violenti
non portano alla conciliazione.
Qualcuno deve iniziare il disarmo,
spirituale e concreto:
non aspettiamo che siano gli altri,
altrimenti tutto continuerà come oggi.
E infatti le stragi e la miseria
non hanno fine.
Ma io spero e credo
Che le forze del male
possano essere ridotte,
se non annientate;
spero e credo che l'uomo
possa ritrovare se stesso:
signore dell'universo,
fratello ai suoi simili.
Credo nella ragione umana,
capace di continue scoperte,
nuove invenzioni e tecniche
ed ulteriore generale progresso,
per dare benessere a tutti
evitando conflitti e violenze.
Credo nel bisogno di rapporti
tra persone e tra popoli,
nella diffusa volontà di pace
e nel sentimento di fratellanza
che ci lega, ai di là
di ogni diversità e divisione.
Credo che la fredda logica,
stimolo alla corsa al potere,
non sia prevalente nell'uomo,
che invece di altre tensioni
vive, agisce e progetta,
in accordo con i fratelli.
Credo l'uomo educabile
e miglior mezzo di salvezza
la scuola, che permette
di conoscere se stessi, gli altri
ed il mondo, per inserirsi
in armonia con tutti e tutto.
Credo la salvezza possibile
perché dipende dall'uomo,
che è chiamato a salvarsi,
anzi è già salvato:
i mezzi gli sono stati dati,
deve solo scoprirli ed usarli.
Guerre, violenze, dolori...
ogni male avrà fine:
credilo e...vivi nel bene.
Nessuna guerra è giusta – Lanciamo motivi di pace (10-10-2001)

Vincent Van Gogh:
Albicocchi in fiore
(Museo Van Gogh, Amsterdam)
Vorrei gridare: “Pace!”
ma la mia voce,
per quanto si elevi,
insieme a tante altre,
neppure viene udita,
tra i terribili fragori
delle nuove guerre in atto.
Ormai parlano le armi,
sempre più potenti e micidiali:
esplosioni, detonazioni,
sibili, rombi, scoppi...
una macabra orchestra
per inni di morte.
E s'ode pure, alto e straziante,
il coro dei feriti, dei fuggiaschi,
dei miseri privati di tutto:
urla di dolore, grida di paura,
pianti, lamenti, gemiti,
invocazioni, richiami...
Val la pena che noi,
per ora spettatori,
alziamo parole di allarme
e di ammonizione,
di dissenso e di condanna?
Val la pena ripetere
Che non c'è guerra giusta,
che nessuna guerra risolve
gli eterni problemi
degli uomini della terra?
Val la pena dire
che qualcuno non ci sta,
che qualcuno non si schiera,
che qualcuno non vede il male
solo negli altri, anzi rifiuta
la distinzione tra “noi e gli altri”?
Val la pena ricordare
che un comandamento
impone di non uccidere,
che nella Costituzione è scritto
“L'Italia ripudia la guerra...”,
che dalle guerre tutti
escono perdenti?
Forse non gioverà a nulla,
ma non posso fare a meno
di parlare: è l'unica libertà
che ancora mi è concessa.
Parlare per dissentire,
parlare per rimproverare,
parlare per correggere,
parlare per frenare,
parlare per dissuadere,
parlare per supplicare...
parlare per trovare compagni
nella possibile impresa
di spegnere i fuochi della vendetta
e di accendere scintille di fraternità.
E allora lancio al mondo
le mie “bombe”salvatrici,
bombe di pace contro la guerra:
rosei dorati sorrisi
di albe e tramonti,
vivo argenteo incanto
di mari e di fiumi,
candide cime e selvosi versanti,
verdi pianure fiorite al sole,
corolle d'ogni forma e colore,
squisiti frutti a profusione...
e poi schiere di animali,
di ogni tipo e dimensione,
molti mansueti e simpatici...
e tanti uomini fratelli
che fanno davvero del bene...
armoniose musiche e canti,
mirabili statue e dipinti,
chiese, palazzi, città...
e infine, splendente ed efficace,
lancio a tutti l'amore
del Padre, presente tra noi
nel Figlio e nello Spirito Santo.
Lancio nel mondo
bombe di bellezza e di carità,
per indicare vie di salvezza.
Lanciate con me
le vostre benefiche bombe,
a cancellare gli effetti di male
di ogni guerra combattuta...
lanciatele, a fermare
quelle che qualcuno
ancora vorrà scatenare,
con motivi e scopo,
come al solito, non convincenti.
Nulla si risolve con le guerre,
anzi si aggrava ogni male
e si perpetua la tragedia umana
generata dalle nostre distorte volontà.
Invece, con impegno solidale,
si supera ogni difficoltà
e si realizzano opere di bene per tutti.
Mandati a morire (Ottobre
2009)
Perché? Da chi?
Domande cui è difficile
trovar risposta...eppure essenziali
per comprendere ciò che è successo
ai nostri giovani morti lontano.
“In missione di pace”
si dice. Ma a portare pace
non si va con le armi.
Non servono...neppure a difesa.
Spendere tante parole
per commemorare i caduti
è inutile e...dannoso.
Potrebbe incitare
ad altri eroismi senza scopo,
potrebbe apparire incoraggiamento
ad altre “missioni di pace”.
Nella Costituzione è scritto:
“...L'Italia ripudia la guerra...”
Eppure, in questi ultimi anni,
tanti giovani Italiani
hanno perso la vita all'estero,
dove erano stati mandati
dai nostri governanti, per mantenere
impegni politici in alleanze internazionali,
che prevedevano interventi armati.
Sul popolo italiano, già travagliato
da gravi problemi interni,
non dovrebbe essere aggiunto il peso
di azioni militari, che possono essere
causa di perdite dolorose.
Ogni uomo politico, così come
ogni cittadino, dovrebbe impegnarsi
a ridurre, fino ad eliminarle,
quelle che vengono chiamate
missioni di pace, ma spesso finiscono
per alimentare conflitti in atto.
Esistono tanti altri mezzi,
pacifici, per contribuire
a risolvere i problemi
che scatenano le guerre.
L'uso delle armi è sempre
deleterio, per tutti, non solo
per chi ne è vittima:abitua alla violenza
come unico mezzo di difesa.
I potenti della terra,
li mandano a morire;
poi, per compensarli,
li chiamano eroi.
Farebbero meglio a recitare
il mea culpa, e quindi
a compiere ogni sforzo
per evitare altri simili eroismi.
I nostri morti sono vittime,
persone che avrebbero potuto
fare tanto bene e invece
sono state sacrificate
per l'interesse di pochi.
Piangiamo i caduti
e onoriamoli
non con belle parole,
ma facendo in modo
che nessun altro
debba ripercorrere
il loro calvario.
La
pace fiorisce dalla giustizia di tutti (01-01-1998)
Fiore splendido e delicato,
la pace ha bellezza per tutti,
ma richiede da tutti alimento.
È sogno meraviglioso realizzabile
se ognuno svolge il proprio ruolo
e favorisce quello altrui:
ogni persona è indispensabile
all'armonia della vita,
ha un suo originale dono
perché nella famiglia umana
a tutti siano garantite
espressione piena e gioia.
Ogni omissione d'amore è
ingiustizia verso il prossimo,
rompe l'equilibrio e causa conflitti.
Per una definitiva vittoria
nessuno può disertare.
La pace comincia in noi,
nelle nostre famiglie,
negli ambienti che frequentiamo...
oggi...ora...qui.
È questo il luogo,
questo il momento...
Non occorre andar lontano...
Non è più tempo di attesa.
Mettiamoci all'opera:
diamo amore vero ai nostri cari,
carità sincera e generosa al prossimo,
solidarietà reale a tutti...
Rimettiamo ordine in noi
e nei rapporti familiari:
corretto posto ai valori
e disponibilità al dono reciproco
creeranno armonia capace di espandersi
ai compagni di lavoro e di vita.
Ognuno dia il meglio di sé
ed altrettanto permetta agli altri.
La pace è giustizia:
ognuno al suo posto, in pienezza...
Le lacune saranno colmate
e gli ostacoli abbattuti:
nei campi degli uomini
la pace fiorirà
in tutto il suo splendore.

Claude Monet: Argenteuil, Tramonto
(Collezione Privata) |