Presentazione:
Dopo un periodo di stasi, riprendo a cantare: per dar speranza e render
lode.
Mi scuserete se per ora la voce è fievole e, talora, un po’ roca. Spero
tornerà limpida e chiara.
Siamo in Avvento ed avevo pensato di intitolare la mia nuova raccolta
"Tempo di attesa" , ma la parola "attesa" mi è sembrata povera per
significare "ripresa di cammino" e non inerzia passiva, sia pur
fiduciosa.
Ho pensato quindi a "Preludio" che già è canto, anche se non pieno e
spiegato.
Note, accordi, motivi del preludio sono osservazioni e riflessioni sulla
realtà naturale ed umana, su elementi che confortino, sollecitino e
agevolino il cammino.
Nel preludio non possono mancare voci di personaggi e artisti che hanno
contribuito ad arricchire la sinfonia umana. Ne cito poche. Quelle che
meglio conosco e amo: papa Woijtila, Frère Roger, Tebaldi, Pasolini,
Raboni.
Ogni uomo ha qualcosa da offrire, per render più bello l’inno. Se lo
facesse, ne deriverebbe gioia per tutti.
Accettate quindi i miei modesti spunti, e sviluppateli al meglio. Spero
ne trarrete consolazione.
Preludio (31-10-2005)
Non è facile cantare
quando attorno e in te
regna il grigiore.
Ma una vita consapevole
fiorisce in canto.
se rifletti su te stesso
e sul mondo
scopri ragioni per cantare,
oltre che per lamentarsi
e piangere.
Ed è utile e bello condividere
ciò che sostiene
e conforta la tua vita.
Il canto è piacere e
dovere,
per questo torno a cantare.
Raccolgo note, accordi, ritmi e melodie ...
cerco di comporli in sinfonia
e li propongo all’ascolto.
Vorrei divenissero luce e calore,
per rompere la fredda, cupa foschia
in cui rischiamo di perderci.
La musica che vado
componendo
stenta ad avviarsi in armonia:
per ora ha soltanto fremiti
e barlumi ... promesse.
Non smetto di suonare,
sento che il canto sta fiorendo ...
avverto presagi di alba serena.
Tendete con me l’orecchio;
scrutate il cielo ad oriente:
si apre un nuovo giorno
e non mancherà di bellezza.
Pianure, colli e monti,
si stendono verdi e fioriti ...
torrenti, fiumi e laghi
li tessono d’argento ...
di azzurro il mare abbraccia
coste di rocce e sabbia ...
a tinte e disegni vari
tutto copre il cielo ...
cantano, in vibrante coro,
le meraviglie della natura.
Innumerevoli opere l’uomo
ha sparso sulla terra:
case, chiese, palazzi, castelli,
torri, campanili, monumenti ...
dipinti, statue, immagini ...
scritti, poesie, musiche ...:
altre note di bellezza
nell’inno che si diffonde
per rallegrare il mondo.
Di conforto abbiamo
bisogno:
tanti mali ci affliggono,
anche per nostra colpa.
Di giorno in giorno, però,
fiori di bene si moltiplicano
e splendono sempre più vivi:
da veri fratelli
ci scambiamo amore,
per far più bella
la vita di tutti.
Con tanti elementi
di bellezza e carità
l’uomo ha composto
e sta componendo una sinfonia.
Prestate ascolto, non udite?
Il preludio scorre intenso.
Seguitelo, lasciatevi condurre.
La sinfonia sarà
pienamente appagante:
effonderà speranza, fede
e gioia sull’umanità intera.
Voglio donare il mio sole
(11-2-2001)
Oggi splende il sole;
ma io sono sola:
la sua luce non mi basta.
Non basta a colmare
la mia vita,
che vuole compagnia.
Eppure c’è chi
non ha neanche il sole
o non lo può vedere.
C’è chi sta nel buio,
in eterna notte,
in eterno inverno.
Io amo il sole,
la sua luce, il suo tepore.
Anch’io, però, mi sento
fredda, povera e cieca,
se nessuno c’è
che con me ne goda.
Vorrei portare il mio sole
a chi lo cerca invano,
a chi soffre al gelo
e nelle tenebre,
a chi si spegne
senza speranza.
Mi immergo nello splendore,
nel caldo abbraccio che rincuora ...
ma attorno mi manca
qualcuno a cui passare
la benefica forza
che dall’alto ricevo.
E allora scrivo,
per dir grazie al Sole
e a Chi lo accende.
Scrivo per trovar amici,
ai quali donare ciò
che mi viene offerto.
Tiepido e luminoso
è il giorno ancora.
Odo tenui voci di passeri
e attutiti rumori di uomini.
Di questa pace canto,
per condividere e ringraziare.
Canta, fratello (6-7-2004)
Cantar la vita
quando il cielo è grigio,
cantar la vita
quando in te tutto duole ...
allora sì ne vale la pena.
L’uomo sa sempre cantare:
l’oscurità e il dolore
non gli tarpano le ali.
Sopra la terra può volare
e dall’alto ammirare
e render lode.
Canta,fratello!
Canta la bellezza e l’amore,
canta il mondo dove ora stai
e quello che ti attende.
La tua voce può ridare il volo
a chi sulla terra si affloscia.
La tua voce può gettare una fune
a chi sta per affondare!
Canta, fratello!
C’è bisogno di canto,
per vivere ancora,
per vivere meglio.
Continua a cantare,
e il sole non tramonterà.
Novembre (9-11-2004)
Stanco giorno di novembre,
grigio in terra e in cielo.
Cerco appigli per non affondare.
Mi salva l’oro delle ultime foglie.
La pioggia e la nebbia
non riescono a velare
le meraviglie del mondo.
Ho scoperto ancora rose
e gioito per le prime camelie.
Trovi sempre
qualcosa o qualcuno,
a cui appendere
le tue speranze.
La vita continua (10-11-2004)
Vorrei avere la perenne vitalità
della terra, che non cessa
di dar fiori e frutti
in ogni stagione.
Se molti alberi sono
quasi del tutto spogli,
alcuni arbusti mostrano
nuovi germogli e promettenti gemme.
Per giorni abbiamo avuto maltempo,
ma quando è sereno
il cielo splende d’azzurro
più che mai intenso.
Da noi quasi tutti i frutti
sono stati raccolti, salvo
i cachi dal caldo arancione.
Nei paesi del sud invece
maturano gli agrumi,
anch’essi color del fuoco.
Oscurità e freddo non fermano
la vita naturale.
Così fosse per noi uomini:
anche nelle ore di buio e dolore
lo spirito resti acceso
e proiettato al futuro.
Il sereno torna sempre (29-12-2004)
Stamani è apparsa
una debole luce solare:
un timido sorriso,
che fa ben sperare.
I giorni oscuri
non sono eterni:
prima o poi le nubi
verranno spazzate via.
Non abbandonarti
alla noia ed all’angoscia:
la vita ha sempre
qualche dono in serbo per te.
Non morire prima della morte:
la vita è nelle tue mani,
darle forma e contenuto
è tuo potere e dovere.
L’ambiente e il tempo
non sono onnipotenti:
si modificano e possono essere modificati.
Non fartene schiavo. Usali al meglio,
per il tuo e l’altrui bene.
Nulla è per sempre determinato,
tutto è rimediabile.
Anche le più terribili tempeste
hanno fine
e il sereno ritorna.
Adoperati per cambiare
ciò che non va.
Abbi pazienza e costanza:
il nembo si aprirà
e il sole riapparirà.
S’è già spento
il barlume di sole,
ma il mio cuore
ha ancora luce.
Ha la luce dell’affetto
che parenti e amici
mi comunicano generosi;
ha il calore che l’arte
e il pensiero umano
mi trasmettono costanti.
So vedere al di là delle nubi:
domani sarà un altro giorno.
Al tramonto, a nord-ovest,
sono apparse nitide le Alpi:
cime innevate, splendenti, rosee
agli ultimi raggi di sole.
Uno spettacolo di rara bellezza:
pareva di essere in montagna.
Quando il sole fu tramontato,
l’occidente si tinse di fuoco.
Durante il giorno,
alle tenui luci mattutine
altre si erano alternate,
fino al trionfo
di quelle serali.
Nella vita succedono
fatti insperati: spesso
da premesse negative
derivano fatti di bene.
Guarda avanti con fiducia:
anche il tuo tramonto
può essere più luminoso del mattino.
La vita è sempre bella (19-1-2005)
La vita è sempre bella
perché non manca mai
bellezza attorno a noi.
Ogni giorno puoi seguire
voli di uccelli in cielo;
gli alberi offrono costanti
la grazia dei rami e delle fronde.
Qualche corolla colorata
in ogni stagione s’apre per te.
Parole comprensive e sorrisi
dal prossimo puoi avere.
Opere di carità e d’arte
van fiorendo nel mondo.
La vita è sempre bella
perché ogni momento puoi scoprire
doni di bellezza, verità e bontà:
basta tu faccia attenzione
e non ti fermi a ciò che più appare.
Ci sono brutture e violenze nel mondo
ma c’è pure di che
stupire e rallegrarsi.
La vita à sempre bella:
è inverno ma nei giardini
ancora puoi ammirare corolle dorate
di gelsomini e calicantus;
i rami spogli talvolta si vestono
di soffice immacolata neve.
Quando il cielo è sereno
più che mai splende d’azzurro
ed al tramonto ha colori da fiaba.
La vita è sempre bella:
gli uomini ancora sanno
compiere del bene e agire solidali.
Quando guerre o cataclismi
sconvolgono la vita di molti,
c’è sempre chi si muove a soccorso,
con beni ed opere concrete.
Nelle città, per bisognosi di cure e conforto,
sono attive associazioni di volontariato
che offrono aiuto in varie forme.
Attorno non è difficile trovare
persone disposte all’ascolto,
al consiglio, al sostegno.
La vita è sempre bella:
ognuno sa di poter contare
su un Padre amoroso in Cielo,
su un Fratello che si dona a nutrimento,
su uno Spirito Santo come guida,
su tanti fratelli compagni solidali
nel viaggio per ritornare alla Casa paterna.
Cerco
(7-2-2005)
Cerco note per farne melodia,
cerco colori per un dipinto,
cerco bellezza da offrire,
cerco verità da diffondere,
cerco gesti d’amore da mostrare ...
Sono povera e vuota:
cerco qualcosa che mi colmi.
Sono debole e sola:
cerco qualcuno che mi sorregga e guidi.
Sono incerta e confusa:
cerco fede e speranza.
Sono arida e spenta:
cerco calore e luce di carità.
Vivo e cerco ...
cerco per vivere,
vivo per cercare.
Troverò?
Ad occhi aperti (7-2-2005)
Non son spenti i canti
né offuscati i dipinti ...
c’è sempre bellezza,
attorno, per tutti.
C’è sempre verità che risplende,
sempre carità che riscalda.
Se osservi ed ascolti,
molto puoi ammirare
e riacquistare fede e speranza.
Il mondo non è grigio e vuoto:
paesaggi di natura e d’anime
s’aprono davanti a te.
Puoi spaziare attorno
e trovare di che appagarti.
Non chiuderti in te stesso:
non ti basti.
Fuori ed in alto,
c’è tanto per te.
Mettiti in marcia,
ad occhi aperti:
troverai quel che desideri
Sperare (10-2-2005)
Per la speranza è sempre alba:
è in continua nascita.
Sta a noi darle terra per germogliare.
La speranza mai si arrende;
ha radici vigorose: esistono
forti ragioni per sperare.
Il mondo ha in sé germi sani,
capaci di prossime fioriture.
Attorno vediamo nubi, foschie,
perturbazioni, bufere ... ma
sotto c’è sempre il sereno.
Sperare non è illusione né follia,
sperare è guardare alla vita
nella sua autentica essenza:
la vita non è eterna bonaccia
ma neppure eterna tempesta.
Sperare è giusto e doveroso:
tutto si evolve e trasforma
e non sempre in peggio.
La vita continua, si procede:
novità positive si verificano,
errori vengono corretti, lacune colmate ...
si ricostruisce, si risana, si riprende ...
Sperare è camminare con la vita.
Vivere è conservare la speranza.
Vita e speranza sono sinonimi.
Mirabili sorprese (16-8-2005)
Ti lodo, Signore,
per l’azzurro e per le nubi.
Cumuli e sfumature bianche
disegnano il cielo;
gli occhi vi si perdono,
attratti ed appagati.
Il Tuo mondo offre
bellezze innumerevoli
e sempre varie: basterebbero
per far ricca ogni vita,
se ci ricordassimo
di prestare attenzione.
Anche chi non può viaggiare
ed esplorare tutte le Tue meraviglie
ha il suo spazio di creato
da ammirare, con elementi
infiniti e mutevoli.
Più osserveremo e loderemo,
più avremo sorprese mirabili.
Anche ai fratelli rendo grazie,
a chi generoso soccorre
i più deboli e si impegna,
sacrificando forze e beni,
per sostenerli e confortarli,
per migliorarne la vita.
Se vai attento tra gli uomini
puoi trovarne degni di lode:
soli o in associazioni, si mettono
al servizio di chi ha bisogno,
per aiutare, curare, offrire
attenzione, ascolto, compagnia.
La società stessa comincia
ad occuparsi più e meglio
di popoli e di individui
poveri di tutto, pure di libertà.
Anche l’uomo sa operare meraviglie:
prendiamone atto con lieta sorpresa
e rendiamo lode a chi la merita.
Camminiamo dunque sulla terra
con occhi e cuore ben aperti:
non finiremo di stupirci,
rallegrarci e ringraziare.
Sole
(14-2-2005)
C’è gran bisogno di luce.
Quando il sole risplende
tutti ci sentiamo più vivi,
meglio disposti a svolgere i nostri compiti,
più aperti verso il prossimo e Dio.
Abbiamo tutti bisogno di energia
che ci venga da fuori,
dalla natura e dagli uomini.
Le nostre forze non bastano
ad una vita piena, appagante.
Ecco dunque che anche la luce solare
ci può giovare, mostrandoci il mondo
in un aspetto più nitido e colorito.
Lo splendore diffuso ci appare forse
come il luogo e il tempo
della nostra origine e della nostra meta:
dalla luce siamo venuti
e alla luce siamo diretti.
Siano benedetti i giorni di sole,
in cui meglio ci ritroviamo uomini,
esseri capaci di vita luminosa.
Azzurro (14-2-2005)
Normalmente il cielo è azzurro:
tutte le altre sfumature sono
fatti straordinari, variazioni temporanee ...
Non credere che il grigio
sia il colore del cielo,
anche se perdura, in tonalità diverse.
Credi nell’azzurro, nel perfetto sereno:
lo vedi, esiste, dura ... splende.
È azzurro il cielo, lieto colore
che ben s’adatta a quelli della terra.
L’azzurrità placa e riposa,
sostiene e incoraggia la vita,
protegge e benedice le creature.
Godi il cielo azzurro,
immergiti e lasciati avvolgere,
assorbirne l’intenso vigore ...
Abbiamo bisogno di azzurrità
per liberarci dalle interne nubi,
per sgomberare le esterne foschie,
per tornare nitidi e puri
e vivere in letizia.
Perditi nell’ammirare il cielo sereno,
fissane il colore negli occhi e nel cuore,
rievocalo quando l’orizzonte si oscurerà ...
non farti mancare l’azzurro,
tienilo sempre davanti a te ...
sia tua strada e tua meta.
L’azzurro è splendida realtà,
sempre disponibile, per tutti.
Pazienza (25-2-2005)
Pazienza non è virtù se vuol dire
lasciare che il male
imperversi su te e sugli altri.
Pazienza è virtù se non cedi
all’impulso a reagire
e a fare senza pensare.
Pazienza è virtù se ti impegni
generoso e costante a mutare
in meglio ciò che si può.
Pazienza è virtù se non attacchi
chi forse nemico non è,
ma solo compagno di viaggio.
Pazienza è virtù se conservi
calma e coscienza nelle bufere
della natura e della società.
Pazienza è virtù se guardi sereno
ogni uomo che incontri,
disposto a capire.
Pazienza è virtù che permette
di camminare in pace
insieme ad ogni fratello.
Compagni di viaggio (7-3-2005)
Per le strade paesaggi di uomini,
di ogni tipo ed età;
non folla, persone,
ognuna con la sua bellezza.
Ogni volto una storia:
fatti, idee, sentimenti ...
Libri interessanti da leggere,
per trarne insegnamenti.
Ti passano accanto
e un poco di loro ti resta;
li osservi e cogli sguardi
che parlano e chiedono talvolta.
Vorresti aprire un dialogo
e porgere conforto e aiuto.
Qualche volta succede
e ti rallegri di aver fatto del bene.
Capita pure che sia tu a ricevere,
magari anche solo un sorriso.
Camminano al tuo fianco i fratelli,
diversi fra loro, con doni personali:
uomini, donne, bambini ...
Ognuno ha qualcosa che vale
da scambiare con te.
Non chiudere occhi e cuore;
fa’ posto a chiunque tu incontri.
Può essere occasione felice,
per te e per lui.
Vorremmo ... (31-3-2005)
Difficile è trovar pace,
non solo esser felici.
Si sa, la perfezione
non è di questo mondo,
ma almeno si vorrebbe
restar in equilibro,
senza pesi eccessivi
che ti schiaccino a terra.
Si vorrebbe poter respirare
e veder qualche luce,
elevarsi un poco talvolta
ed aver altri orizzonti.
Non vorremmo possedere
ma aver possibilità,
possibilità di uscire da noi stessi,
dal nostro piccolo mondo,
per conoscere altro ed altri.
Vorremmo poter
essere accolti ed accogliere,
trovar compagni e sostegno
nel viaggio della vita.
Vorremmo saper vedere sempre
il bello ed il buono presenti,
per trarne vigore e calore
da comunicare ai compagni.
Vorremmo poter conservare
fiducia e speranza;
procedere senza gravi difficoltà
e non perder di vista la meta.
Viaggiare sereni
in pace con i fratelli,
è desiderio e proposito
da coltivare tutti.
Poesia: Far luce (7-10-2005)
Il poeta Luciano Erba
dice che la poesia è
"un bussare alle porte dell’Assoluto,
senza che ci venga data risposta ...
un bussare convinto
che la risposta ci sia" .
Io dalla poesia vorrei
qualcosa di più:
che fosse attenta a cogliere
le risposte che vengono date
e capace di diffonderle.
Certo chi bussa ha speranza,
ma il poeta dovrebbe anche
saper aprire spiragli di luce
nelle tenebre del mistero:
non tutto ci è nascosto,
spesso siamo noi a non vedere.
Il poeta è più attento
e riesce a scorgere segnali
che altri ignorano,
è suo compito quindi echeggiarli,
affinché giungano a tutti.
Essere poeta è dono da condividere:
additare bellezza, verità e carità
perché tutti ne godano.
Per comunicare efficacemente
i messaggi intuiti occorre
un linguaggio adatto,
comprensibile e limpido.
Ma è possibile trovare
parole semplici e chiare
per soggetti che tali non sono?
È difficile forse, ma non impossibile.
Val la pena tentare:
meglio immagini un po’ sfuocate
che impenetrabile oscurità.
Far poesia, dunque, è anche mestiere,
non solo sensibilità ed ispirazione.
Richiede preparazione ed impegno.
Certo non è neppure
solo abile tecnica;
se manca di valori,
diventa gioco intellettuale,
gradito a pochi intellettuali
ma non valido per tutti.
Il poeta sta in ascolto,
per se stesso e per gli altri.
Ha piacere di trasmettere
ciò che capta: pensa sia bene
sfoltire le tenebre, per riuscire
a individuare la meta comune.
Sia la vista del poeta ben acuta
e vigile il suo spirito;
indaghi nell’Assoluto,
ne scopra le meraviglie
e le canti ai fratelli.
Più luce sia fatta
nella nostra vita;
si cammini insieme
più sicuri e fiduciosi
rendendo lode al Padre,
che non cessa di richiamarci a Casa,
accendendo fiaccole di poesia.
Arrivederci, Karol! (Papa Wojitila)
Intensa è sempre stata
la Tua presenza,
pesante sarà la Tua assenza.
Sappiamo che Tu non ci lascerai.
Sei stato padre e come tale
ci hai amati e continui ad amarci.
Tuttavia oggi ci sentiamo orfani.
Tanti ricordi ci verranno proposti
dai media e seguirli ci aiuterà
a sentirti a noi vicino ... ma
abbiamo ancora bisogno di Te,
della Tua persona, delle Tue doti.
Ci manchi e sempre più ci mancherai.
Ripenseremo al Tuo sorriso,
alle Tue braccia aperte,
alle Tue parole calde ed intense ...
Ti rivedremo sofferente
nel corpo e nell’anima.
Tu continui a dirci:
«Non abbiate paura!
Spalancate le porte a Cristo!» .
Ti ascolteremo, però ci mancheranno
la Tua sollecitazione ed il Tuo esempio.
Veglia su noi dal Cielo;
insieme alla Madre Maria,
che Ti era tanto cara,
proteggici misericordioso.
Papa Karol, sei nei nostri cuori;
sorreggi le nostre anime in cammino,
così che possiamo un giorno
ritrovarTi nella Casa del Padre.
Frère Roger:
un altro Martire per la resurrezione della Chiesa
I giovani del mondo
sono andati ad incontrare
in papa Benedetto XVI
un nuovo padre.
In quelle stesse ore
hanno perso un padre
che da anni li amava
e li voleva uniti, nella pace
dell’amore fraterno senza confini.
Anch’io ho perso un padre:
avevo conosciuto Frère Roger
nei suoi scritti e tanti anni fa
l’avevo incontrato a Taizé.
Era stata per me un’esperienza
importante e significativa:
aveva lasciato profonda traccia
nella mia vita, mutandone il corso.
Ora piango per questa tragica morte,
che ci priva di un fratello
ancora tanto influente sull’umanità,
ma insieme esulto per un sacrificio
che non mancherà di dar frutti
per la salvezza del mondo.
Aveva dato tutto Frère Roger,
per far crescere l’amore fra gli uomini,
non gli restava che dar la vita.
Ed anche il martirio è venuto
a completare la Sua opera di redenzione:
nuova luce si irradierà da Taizé.
È un messaggio per i giovani della G.M.G.:
il male non trionferà
finché ci saranno martiri.
Tante solidali volontà di bene
Faranno fronte alle ondate di violenza.
Stringetevi forte nell’amore,
giovani del mondo!
La vita può essere vissuta nella gioia,
se camminerete uniti e concordi.
Guardate con fiducia alle guide
che ancora stanno tra noi
ed a chi ci protegge dal Cielo,
Frère Roger non ci ha abbandonati:
è salito più in alto,
per vederci meglio,
per farsi meglio vedere.
Sentiamolo vicino, a sorriderci,
a sollecitarci alla fraternità,
stretti a Cristo nostra via.
Addio, Renata Tebaldi !
Te ne sei andata anche tu,
in punta di piedi,
con la grazia e il riserbo
che sempre ti hanno connotata.
Mi par di rivedere il tuo dolce sorriso,
da angelo, così come la tua voce.
Era bello vederti oltre che ascoltarti:
dava pace e letizia, faceva
ben sperare nell’umanità.
Per anni ti ho ascoltata alla radio,
poi finalmente ho potuto
vederti in televisione.
Non ho mai avuto la fortuna
di sentirti cantare dal vivo,
però un giorno ti ho incontrata.
Eri venuta a Pavia
per una conferenza su tema operistico;
non ricordo bene se come ospite d’onore
o come partecipante intervistata.
Rammento con grande emozione
di averti parlato, alla fine:
ti ho ringraziata per le gioie
che nel corso degli anni
mi avevi dato con il tuo canto.
Hai accolto con piacere le mie parole,
che esprimevano il pensiero di molti presenti.
Come al solito, sei apparsa
semplice ed insieme regale;
non ti esibivi ma mostravi
l’alta dignità che ti distingueva.
Da tempo non ti si vedeva
in televisione: non sono molte le occasioni
offerte al teatro lirico.
Io ogni tanto ascolto
vecchi dischi e mi godo
la tua voce in brani noti,
che sempre mi emozionano.
Mentre segno le arie, amo
rievocare tue foto; mi sono care
queste immagini: ben si adattano
ai personaggi ed alla tua interpretazione.
La voce ha grazia e forza di per sé,
ma anche l’aspetto ha il suo peso,
specialmente le espressioni del viso,
se ben esprimono i sentimenti dei protagonisti:
tu eri maestra anche nell’azione scenica.
Sei passata nella storia della lirica
lasciando traccia indelebile:
la tua voce ha commosso
profondamente tanti ascoltatori.
Alcune eroine restano vive
Della vita che tu hai loro dato.
Penso in particolare a Lodoletta,
a Mimì, Liù, Suor Angelica,
Desdemona, Violetta, Adriana Lecouvreur ...
Figure femminili di grande sensibilità
Ma anche intensamente drammatiche.
La tua voce sapeva passare
dalle sfumature più sottili e dolci
ai toni più potenti e caldi:
sempre penetrava nei cuori.
Ai tuoi personaggi non davi
solo la voce, ma tutta l’anima:
per questo anche gli spettatori
erano profondamente coinvolti.
Spero che si farà di te memoria
proponendo all’ascolto tue interpretazioni:
tanti, Italiani e non, ne saranno felici.
Io ti ascolterò dai miei dischi.
Rimarrai viva nei nostri ricordi,
dolce Renata Tebaidi:
chi ti ha conosciuta conserverà in cuore
la tua voce e il tuo sorriso.
P.P.
Pasolini: passione e tormento nella ricerca di
luce (28-10-2005)
Come avrei dovuto immaginare,
ancora una volta,
a trent’anni dalla morte,
sei lasciato in disparte
dalla "cultura ufficiale" .
È stata organizzata, è vero,
una serie di manifestazioni
in tuo ricordo, ma i presenti
sono pochi, soprattutto tra coloro
che del mondo culturale
fanno o ritengono di far parte.
Non è cosa nuova per te
né per chi conosce la tua storia,
ma dispiace costatarlo nuovamente,
perché è segno della perenne immaturità
dei nostri cosiddetti intellettuali.
Forse ben pochi sono degni di te,
delle tue espressioni artistiche
così profondamente calate
nella realtà umana e sociale
da risultare provocatorie.
La verità autentica e completa
scuote i dormienti, gli apatici,
i ciechi e sordi volontari ...
Questa verità tu hai sempre cercato
e mai hai taciuto,
pur se difficile da rivelare
e pericolosa da propagare.
La tua voce resta attuale,
era ed è all’avanguardia:
da vero poeta, sei profeta
(perfino della tua tragica morte).
"Linciato e massacrato"
sono parole da te scritte fin dal 1962 [1],
presto realizzate contro di te,
in senso morale prima
e poi in dramma reale.
Sapevi che esprimendo in piena libertà
le verità che andavi scoprendo
non saresti rimasto impunito:
abbattevi troppi idoli,
strappavi troppi veli,
mostravi vecchie piaghe,
individuavi colpe e colpevoli ...
eri implacabile, anche con te stesso.
Ma il putrido va fatto uscire
e per questo è necessario lacerare.
Tu pure ti sei lacerato
per apparire nella tua vera identità.
Il non esserti nascosto
ti è stato addebitato come colpa
ed era invece espressione
di dolente consapevole umanità,
di fraterna partecipazione
al dramma del mondo.
Sempre della parte degli umili,
degli esclusi, degli emarginati ...
di coloro che non sanno far del male
neppure per difendersi,
di coloro che vanno disarmati
tra prepotenti agguerriti
nel complice silenzio di tanti vili.
Forte soltanto della verità
che volevi rivelare,
per far meno dura
la vita dei fratelli,
non sei stato zitto a guardare.
Hai denunciato colpe ed errori,
ma hai pure sempre
sostenuto e provato
che bellezza e amore esistono e per tutti.
Bellezza e amore
tu hai saputo trovare
anche dove e quando
parevano assenti:
in ambienti e uomini
deturpati dalla vita,
in situazioni di estrema miseria.
Sole e rondini e foglie
e lievi fiati di vento ...
frammenti di luce
nello squallore delle periferie
e dei suoi drammi umani.
Vedevi l’ombra ma cercavi la luce
e ne additavi ogni barlume.
Disilluso ma non spento né vinto,
hai operato con più forme d’arte
perché sul nostro mondo sofferente
non calasse nebbia perenne e invincibile.
Con la violenta mitezza di un puro,
hai lanciato grida di battaglia
contro la vile inerzia di molti,
travolti nelle follie della massa
manovrata da abili occulti potenti.
Con le tue opere continui a sconvolgerci,
sempre più fratelli ti ascolteranno:
il linciaggio e il massacro
non sono bastati a cancellarti
dalla vita sociale d’Italia e del mondo.
Giovanni Raboni
Anche i poeti muoiono
e presto purtroppo,
forse consumati
dal peso dei segreti
che hanno scoperto e rivelato.
Di loro certo rimarrà memoria,
ma l’umanità qui in terra
ha bisogno di loro,
così intensamente vivi
da sollecitare anche la vita altrui.
Raboni era poeta di oggi,
ma profondamente radicato
nella nostra terra e nella storia.
Raboni era un uomo
ben consapevole di sé e degli altri:
aveva imparato la lezione della vita
e guardava ad occhi aperti la morte,
con la quale aveva familiarità,
per gli stretti legami che manteneva
con "gli sfrattati dal tempo".
Ben ha svolto il suo ruolo
di mediatore: tra passato e futuro,
tra realtà e sogno,
tra classicità e modernità,
tra attenzione al concreto
e bisogno di trascendenza.
Coerente, sebbene senza dogmi
né assolute certezze:
uomo come gli altri,
ma più cosciente
e quindi soggetto a soffrire.
Sapeva apprezzare quel che
davvero vale e va segnalato
all’attenzione dei distratti o di chi
non vuol vedere che buio.
Né vinto né vincitore,
sempre in combattimento
per la sua e l’altrui libertà,
con l’arma della scrittura,
che usava con abilità e cuore.
Mi piaceva il suo viso giovane,
affascinante e affascinato,
un viso da ragazzo,
sempre in cerca di novità.
Avrei voluto incontrare
il suo sguardo attento,
disincantato ma ancora sognante.
Credo ne avrei ricevuto molto,
come già mi avviene
osservandolo nelle immagini.
Amo leggere i suoi versi
con "studiosa lentezza"
(come suggerisce Giovanni Giudici)
ed entro in sintonia con lui.
Anch’io mi sento
in comunione con coloro
che ci hanno lasciato.
Ora lui pure sta
Con gli "amici grandi" ,
cui penso con devozione ed affetto,
ricevendone conforto e stimolo,
Raboni se n’è andato:
ha smesso di cercare,
forse ha trovato.
Ma è triste in terra
chi l’ha apprezzato.
Dalla nuova patria,
continui a prendersi cura
dell’amata poesia:
ne abbiamo tanto bisogno
e lui ci può ancora aiutare.
Buon Natale (3-11-2005)
È tempo di Avvento
e i credenti sanno
che seguirà il Natale
realizzazione della Salvezza.
La fede fa sicuri sull’esito
dell’Attesa: nonostante le difficoltà,
la meta sarà raggiunta,
perché Qualcuno è venuto
a guidarci e sostenerci.
Molti credono pure nell’uomo,
nella sua capacità di operare
il bene, per sé e per i fratelli,
Da loro Natale può essere visto
come tempo di umanità piena,
che produce frutti abbondanti.
A tutti quindi auguro
Buon Natale:
i desideri siano esauditi
e gli sforzi premiati da successo.
Natale sia per ogni uomo
occasione per ritrovarsi
Nella sua autentica identità,
consapevole dei risultati ottenuti
ma ancor proteso al meglio.
Trovi nei fratelli vera solidarietà,
per proseguire più agevolmente il cammino,
scambiando aiuto e conforto,
condividendo pene e gioie.
Ogni giorno dell’anno sia Natale:
preludio di vita più degna e appagante.
Nota 1: "Poesia in forma
di rosa", "21 giugno 1962" e "la persecuzione"
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